La ricerca interdisciplinare (la phisis) – Prof. Magazzu’ – Piero Di Giorgi
L’osservazione, il collasso della funzione d’onda, la mente crea la materia ma nello stesso tempo la distrugge.
Secondo il principio di indeterminazione di Heinsemberg l’osservazione determina una perturbazione e fa perdere oggettività alla realtà osservata.
Possiamo trarre la conclusione che la conoscenza attraverso l’osservazione della realtà, la scienza attraverso la prova sperimentale è impossibile a causa del principio di indeterminazione – dato che l’epistemologia causale-lineare si fonda su un presupposto fallace.
Secondo Thomas Kuhn la scienza si sviluppa per grandi catastrofi che segnano il crollo di vecchi paradigmi e teorie e il sorgere di nuovi, senza garanzia che i nuovi paradigmi siano migliori dei precedenti.
Tuttavia grazie alla ricerca interdisciplinare (la phisis) ma anche all’apporto delle nuove tecnologie (MEG, PET, FMRI, EEG) che hanno consentito di osservare il cervello in attività si sono realizzati enormi progressi sulla conoscenza del cervello. Si è venuta sviluppando una scienza sistemica e olistica, una scienza della complessità dei fenomeni derivanti dall’interconnessione e dalle interazioni dei vari aspetti della realtà, la quale implica una sfida ed uno sforzo maggiore e un nuovo metodo di approccio interdisciplinare in grado di ridurre così anche la frattura tra scienze fisiche e scienze umane e psicologiche.
L’attività cerebrale prende la forma di onda elettromagnetica, energia cosmica originaria; è un’onda quantistica priva di spazio-tempo, è memoria olografica dell’Energia del vuoto.
Tutti i fenomeni che osserviamo in natura sono governati da una sola forza, quella elettromagnetica (questa è la teoria del tutto di Dimitri Salonia)
La phisis e l’interdisciplinarietà (prof. Magazzu’) – L’interconnessione dell’Energia cosmica originaria (la Syntechne)
Plasma visivo – Monte universale – Matrice divina energetica (plunk)
Tutto ciò che ha interagito nel passato, al momento del Big Bang, continua a rimanere connesso.
La coscienza ha la memoria dell’energia cosmica originaria
All’interno di questo discorso transdisciplinare, trovo un’affinità particolare tra alcuni aspetti affascinanti e perfino inquietanti della microfisica delle particelle e i suggestivi e misteriosi apporti della psicoanalisi, in particolare tra i processi quantistici e quelli inconsci. Ed è su quest’idea che si basa la mia ipotesi di teoria della mente.
Già i Greci ci hanno fornito i termini phisis e psiche come componenti fondamentali della vita umana, studiate per l’appunto dalla fisica e dalla psicologia. Con l’avvento della fisica quantistica che ha introdotto il ruolo dell’osservatore sulla realtà osservata, il concetto di coscienza salta in primo piano.
Werner Heisenberg ha affermato che la teoria dei quanti svolge una parte importante nei fenomeni biologici e psicologici; Erwin Scrodinger ha evidenziato che tutti i processi della biologia molecolare sono di natura quantistica. Niels Bohr ha sostenuto che i processi fisici che danno luogo all’attività mentale sono sicuramente processi quantistici e che la sede dei fenomeni psichici al di sotto della coscienza sono paragonabili ad una sovrapposizione di autostati che, uno alla volta, possono emergere a livello della coscienza. Più recentemente Roger Penrose che, insieme a Stephen Hawking, è stato autore di una teoria sui buchi neri, prima con La mente nuova dell’imperatore e poi con Le ombre della mente, ha teorizzato che la non localizzazione quantistica e cioè la capacità di collegamento istantaneo e la plasticità cerebrale potevano derivare dalle connessioni sinaptiche che, secondo l’autore, sono determinare non dai neuroni bensì dai microtubuli , strutture interne dei neuroni, responsabili della continua ristrutturazione delle connessioni neuronali e del verificarsi della coerenza quantistica da cui si genera la coscienza.
E’ ormai diffusa l’idea che la meccanica quantistica giochi un ruolo essenziale nei meccanismi biologici ed evolutivi, compresa la nascita della vita e il funzionamento della mente.
Tutto ciò che noi vediamo, esploriamo, tutta la storia dell’umanità è possibile perché esiste un osservatore. Già questo fatto ci pone di fronte al rapporto inestricabile tra fisica quantistica e coscienza. Ciò non significa che se io perdo la coscienza, la realtà non esiste più. Ma, se tutti perdiamo la coscienza, il mondo esterno senza osservatori è un non-senso.
L’inconscio ha il comportamento di un campo quantistico. Esso come quest’ultimo è caratterizzato da assenza di causalità e di successione temporale, da globalità e da non-località perché ogni particella interagisce con tutte le altre. L’inconscio come il campo quantistico è contraddistinto da continue fluttuazioni e da sovrapposizioni di stati che corrispondono a tante configurazioni classiche, una per ogni fluttuazione. L’inconscio tratta oggetti parziali come equivalenti a quelli totali, eliminando la differenza tra parti e tutto, ha una dimensione frattale (o conforme) . L’inconscio è anche un sistema caotico e catastrofico.
Basta una minima perturbazione iniziale perché si ripercuote su tutto il sistema. Nell’inconscio che funziona come campo quantistico, la funzione d’onda, soggetta a fluttuazione continue, non è prevedibile, è un’onda di probabilità, è una potenzialità, una simultanea sovrapposizione di possibilità, di cui, attraverso il filtro dell’osservazione, una sola si attualizza.
Se l’inconscio funziona come un campo quantistico, esso fa parte di un’interazione piu’ generale. Se l’energia cosmica originaria pervade l’Universo e se il mondo intorno a noi, comprese le nostre singole esistenze sono il fenomenizzarsi nel tempo e nello spazio; se il mondo è un frammento dell’energia cosmica originaria trasformatasi in materia e noi siamo piccoli frammenti del mondo e quindi anche noi parti di quell’energia materializzata dentro un organismo fisico , è possibile ipotizzare l’esistenza in ciascuno di noi di un nucleo biologico, dotato di energia cosmica primordiale e universalmente presente.
Sappiamo che la forza elettromagnetica tiene insieme atomi e molecole e ha permesso la formazione della doppia elica del DNA; è ipotizzabile che abbia potuto engrammare in questa macromolecola, capace di riprodursi nel momento del passaggio dalla materia inorganica a quella organica, particelle dell’energia cosmica originaria. Inoltre poiché l’intero universo ha interagito al momento del big bang, tutto ciò che ha interagito nel passato continua a rimanere connesso. La memoria del passato è incorporata nelle nostre cellule, prima ancora che nella nostra mente. Da ciò deriverebbe che ciascun individuo contiene l’informazione/ memoria non solo della storia della vita ma anche dell’evoluzione dell’universo. In tale ipotesi l’inconscio oltre ad essere il serbatoio dell’energia dell’individuo potrebbe contenere anche tracce mnestiche di quell’energia cosmica originaria. La materia compresa quella organica, conterrebbe in se’ l’energia originaria di cui resta impregnata. Tanto lo spirito umano che è in noi quanto l’oggetto fuori di noi rientrano nello stesso ordine cosmico.
